La Finestra di Fronte

Voce marcata come ‘giovani’

La solitudine dei numeri primi

Ottobre 10, 2008 · 12 Commenti

 

Incuriosito dal battage pubblicitario e dalla vittoria al Premio Strega 2008, ho deciso di leggere “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano. Avevo sentito anche  qualche parere in rete, perlopiù negativi: si diceva che era tutta una campagna marketing della mondadori, che il libro fosse di una noia mortale, assolutamente inconsistente e il premio per nulla meritato. Beh dopo averlo letto ho capito anche quanta falsità ci possa essere in certi interventi sulla rete, sui forum dedicati…e credo molta invidia per questo esordiente 26enne torinese.

E’ un bel pò che non leggevo un libro cosi bello, io che ho tempi di lettura piuttosto lunghi l’ho finito in poco tempo. Merito anche di una prosa scorrevolissima, oltre per il senso di partecipazione che attiva leggere questa storia. Si narra di Alice e Mattia, che da ragazzini vivranno un evento che condizionerà tutta la loro vita, condannandoli a una vita “diversa” rispetto agli altri…non riusciranno mai a integrarsi. Mattia si chiude in un mondo tutto suo, fatto soprattutto di studio, in cui riesce molto bene, e poi ha un evidente disturbo ossessivo-compulsivo che lo porta spesso a farsi del male con gli oggetti, a tagliarsi quando qualcosa non va. Alice invece ha un grosso problema alla gamba, dovuto all’incidente di cui sopra, e una evidente cicatrice al bacino. Non si accetta quindi, non accetta il suo corpo diverso e sviluppa un comportamento anoressico. I due si incontrano a un certo punto ma….e vabbè mi fermo qui altrimenti svelo tutta la trama a chi volesse leggerlo. Quello che mi è piaciuto di questo libro non è tanto la storia…succede pochissimo in queste pagine, le “scene” sono poche. Mi piace il lavoro di introspezione psicologica fatto da Giordano: ciò che sembra un fatto banale, come prendere un caffè assume nella mente dei protagonisti un siginificato ben preciso e circostanziato, per cui particolari che possono sembrare insignificanti diventano fondamentali. Ecco un esempio..qui Alice e il marito litigano e lui le sta per confessare che conosce il suo segreto, la sua anoressia..guardate la tensione che comunicano queste parole:

“Io lo so cos’è” continuò Fabio. La sua voce si fece più distinta. Urtando le pareti assumeva una lieve eco metallica. “Tu non vuoi che io ci entri , neppure che ne parli. Ma cosi…”

Si fermò. Gli occhi di Alice erano aperti. Si erano abituati all’oscurità. Distingueva le sagome dei mobili: la poltrona, l’armadio, la cassettiera con sopra lo specchio che non rifletteva nulla. Tutti quegli oggetti erano lì, immobili e terribilmente insistenti

Sembra quasi che gli oggetti partecipino al dramma. E quante volta sarà capitato anche a noi…

Chissà l’origine di tante critiche…forse perchè presenta una gioventù diversa da quella solita, quella che sta in un libro di moccia,  una gioventù che non necessariamente vive tre metri sopra al cielo, costantemente col sorriso sulla faccia, lo zainetto firmato. Una gioventù sfortunata, svantaggiata rispetto agli altri ma proprio per questo capace di sentire l’esistenza con più forza, senza paraocchi, ma con consapevolezza. E la loro debolezza e contemporaneamente la forza con cui si aggrappano alla vita appassionano, a volte commuovono e ci invitano a fare il tifo per loro, questo è ciò che spinge ad arrivare alla fine del libro. Ce la faranno? 

“Mattia lo sapeva cosa doveva fare. Doveva andare di là e sedersi di nuovo su quel divano, doveva prenderle una mano e dirle non doveva partire. Doveva baciarla un’altra volta e poi ancora, finchè si sarebbero abituati a quel gesto al punto di non poterne piu fare a meno. Succedeva nei film e succedeva nella realtà, tutti i giorni. La gente si prendeva quello che voleva, si aggrappava alle coincidenze, quelle poche, e ci tirava su un’esistenza. Doveva dire ad Alice sono qui oppure andare via, prendere il primo volo e sparire di nuovo, tornare nel luogo in cui era rimasto in sospeso per tutti quegli anni. Ormai l’aveva imparato. Le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante. Era successo con Michela  e poi con Alice e adesso di nuovo. Stavolta li riconosceva: quei secondi erano lì e lui non si sarebbe più sbagliato”

P.s. Quest’ultimo pezzo non è il finale ;-)

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Se questo è cinema…

Febbraio 20, 2008 · 11 Commenti

 

 

Domenica notte ci sarà la notte degli Oscar e riflettevo sul cinema italiano. Se in America abbiamo la trilogia del “signore degli anelli” tratta dall’opera di Tolkien, i tre film della saga di “matrix” un cult per molti, in europa la trilogia dei colori del polacco Kieslowsky, in Italia abbiamo la trilogia di….Moccia. Tre romanzi..tre film..”Tre metri sopra il cielo”, “Ho voglia di te” e l’ultima fatica di cui il succitato è anche regista “Scusa ma ti chiamo amore”. Se nei primi due Moccia metteva in scena il ribelle Scamarcio, anima persa da salvare, nell’ultimo film rende esplicito un sogno proibito: sedurre un uomo maturo, nella fattispecie interpretato da Raul Bova. Poteva essere un’occasione per fare un film sul “lolitismo”, da sempre presente nella letteratura e nel cinema, si veda appunto “Lolita” di Kubrick…solamente che in questo caso a dare la caccia ad un pubblicitario quasi quarantenne è un’ochetta “amicadimariadefilippi e dei cesaroni”, che ogni tre parole non fa che ripetere “fichissimo”!!! e ostenta molta esperienza….cioè fascino zero…

E tutto il film scorre tra un prendersi e lasciarsi, tra frasi prese direttamente dai baci perugina, e, si è cosi, autocitazioni: i lucchetti dell’amore!

E poi ci si chiede perchè il cinema italiano è in crisi. Un cinema che imita sempre di più la televisione, e imbastisce storie al di fuori della realtà, utili ad attrarre solamente giovani in età scolastica, presentando tra l’altro un modello diseducativo: in quel film infatti si vede una gioventù dedita a corse clandestine in automobili, e ragazzine in cerca esclusivamente di aumentare le proprie esperienze sessuali…un tempo ci si sarebbe scandalizzati di un film cosi, ora non se ne è quasi parlato…conta solo l’incasso giornaliero, l’usa e getta anche nel cinema. Chissà qual è il futuro del cinema in Italia…chissà quando grideremo ancora la parola “capolavoro”…ma è certo che “la meglio gioventù” non abita più sugli schermi del nostro cinema

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Notte prima degli esami-Oggi

Ottobre 17, 2007 · 10 Commenti

 

Tipico esempio di film “commerciale” è “NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI-OGGI”, seguito dell’omonimo film ambientato alla fine degli anni 80. Quel film aveva stupito critica e pubblico, regalando una ventata d’ottimismo per il cinema italiano.

In questo seguito che vuole raccontare la maturità vissuta dai ragazzi di oggi, mancano il realismo e la capacità d’emozionare del primo film. Situazioni irreali all’ “American Pie” si susseguono in questo film, senza però strappare risate allo spettatore, che si chiede il filo conduttore di quello che sta vedendo. Il protagonista è sempre il simpatico Nicolas Vaporidis che s’innamora di Azzurra, interpretata da Carolina Crescentini, che se non fosse in ogni scena sempre nuda, magari potremmo scoprire che è anche brava. E cosi la vita di questi liceale scorre tra frizzi e lazzi vari, tra una partita e l’altra dell’Italia ai mondiali di Germania, amori tali o presunti, e altre amenità. Senza che rimanga alcunchè. Fino alla notte prima degli esami trascorsa in improbabili ubriacature e viaggi milano-roma in 2 ore e in autostop!

Non basta a mio avviso mostrare una gioventù che si scambia sms, che chatta, che ha un blog per raccontare la realtà di oggi…troppo facile, banale come la scena finale alla “Attimo fuggente”, prevedibilissima. Insomma ci aspettava qualcosa di più da questo film, che sembra fatto in fretta e furia appunto per un’esigenza di tipo monetario…peccato sarà per la prossima volta(?)! Eh si perchè il finale è aperto…

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